Collezioni

Théière, vers 1870

Introduzione

Un museo del vasellame?

Talvolta, si sente dire che il Musée Ariana sia il «museo del vasellame», ma è chiaramente molto di più: un museo dedicato alla storia e alle arti della ceramica, del vetro e delle vetrate. Le sue collezioni coprono un periodo di 1200 anni, dal IX secolo fino ai giorni nostri e comprendono oggetti provenienti dalla Svizzera, dall’Europa, dal Vicino Oriente e dall’Estremo Oriente.

Le arti della ceramica, del vetro e delle vetrate, spesso definite «arti del fuoco», hanno la particolarità di essere intimamente legate ai Quattro elementi. La terra o la sabbia che sono sotto i nostri piedi ne costituiscono la materia prima. Gli elementi grezzi sono filtrati o ammorbiditi dall’acqua ed è poi il fuoco del forno, alimentato dall’aria, che trasforma irreversibilmente la materia.

Il legame intimo della ceramica e del vetro con la natura ne spiega il carattere ancestrale, ma anche l’attrattiva che questi materiali suscitano ancora oggi, non solo nel mondo dell’arte ma anche nell’industria. Ci mettono in contatto con la Natura. Insomma, l’Ariana è molto di più di un museo di tazzine da tè!

Service à thé avec sucrier et pot à lait. Manufacture de porcelaine de Langenthal (Suisse), 1958 Porcelaine, décor imprimé
Service à thé avec sucrier et pot à lait. Manufacture de porcelaine de Langenthal (Suisse), 1958 Porcelaine, décor imprimé
© Mauro Magliani & Barbara Piovan

La ceramica

Storia di un viaggio tra Oriente e Occidente

L’arrivo della porcellana bianca cinese, prima in Medio Oriente e poi in Europa, segna uno degli sconvolgimenti più importanti di tutta la storia della ceramica! Fino all’inizio del XVIII secolo, l’Europa ignora il segreto di fabbricazione della porcellana; i vasai ricorrono a materiali e tecniche di sostituzione (terracotta ingobbiata, maiolica o porcellana a pasta tenera) per competere con il prezioso «oro bianco» o imitarlo.

La porcellana arriva via nave nei porti alla fine di un viaggio lungo e pericoloso. Le navi sono noleggiate dai commercianti europei, soprattutto dalla potente Compagnia olandese delle Indie Orientali. Nel migliore dei casi, ci vogliono almeno 18 mesi per andare a destinazione e fare ritorno al porto.

I motivi che decorano i pezzi, ispirati ai codici della pittura orientale, non sempre vengono compresi dagli europei. Vengono quindi adattati al gusto occidentale, che predilige decorazioni cangianti e cariche. Le leggi di mercato prendono talvolta il sopravvento sulla comprensione e sul rispetto reciproco.

Per incrementare le vendite, i mercanti ordinano ai fabbricanti cinesi di porcellana forme e decorazioni specifiche, spingendosi fino a fornire loro dei motivi cosiddetti «orientali».

Cobalto e caolino: la ceramica blu e bianca

La decorazione blu che spicca su un fondo bianco immacolato è l’archetipo della ceramica cinese. È il binomio più comune fra tutte le collezioni conservate nel Musée Ariana.

Terre silicee persiane, maioliche di Delft, porcellane di Meissen o decorazioni impresse sulla terraglia inglese: l’influsso orientale la fa da padrone, il blu cobalto è onnipresente.

Il gusto per il blu e il bianco persiste attraverso i secoli e le aree geografiche, fino ai giorni nostri. Incarna la ricchezza e la pluralità degli scambi culturali e commerciali tra Estremo Oriente, Medio Oriente ed Europa. Numerosi artisti contemporanei reinterpretano e reinventano all’infinito il blu e il bianco.

In passato, l’ossido di cobalto veniva impiegato con successo per tingere o decorare la ceramica e il vetro. Il suo forte potere colorante presuppone un uso parsimonioso, la sua resistenza alle temperature più elevate del forno è un vantaggio prezioso. Blu vivo, violaceo o nerastro: il risultato svela talvolta la provenienza mineraria di questo minerale pregiato. Oggigiorno, invece, ritroviamo il cobalto nei nostri cellulari o nelle batterie delle auto elettriche.

Elvetica: la cultura svizzera ha un’identità?

Il multilinguismo, l’arte del compromesso, le banche, il formaggio, l’orologeria, le montagne e il cioccolato si alternano spesso nella mente di chi cerca di tratteggiare i contorni della Svizzera, questo piccolo Paese dell’Europa centrale.

La storia svizzera ha a lungo alimentato i miti di una nazione di paesani e montanari, uniti contro il nemico per salvare la propria indipendenza, o di un Paese ricco, terra di accoglienza e di rifugio, che vive in armonia con la natura. Le mentalità e le abitudini sono però ben diverse tra città e campagna, nativi e immigrati, svizzeri tedeschi, francesi e italiani. Al crocevia di molteplici influenze e animata dalla serietà e dalla passione per il lavoro e le cose ben fatti, la Svizzera è un Paese complesso.

Le arti svizzere della ceramica e del vetro, dal XIV secolo fino ai giorni nostri, rispecchiano questa svizzeritudine contrastante ed eclettica. Stufe e vasellame in maiolica di Winterthour, terrine e piatti per rösti in terracotta ingobbiata delle campagne bernesi, bottiglie in vetro smaltato di Flühli, servizi in porcellana di Nyon o piatti in terraglia di Carouge, gruppi di statuine in porcellana di Zurigo: la gamma di forme, tecniche, decorazioni e stili è sorprendente e spesso poco conosciuta.

Ceramica e vetro, un’arte e un’industria confrontate alla sfida della redditività

I cambiamenti scatenati dalla Rivoluzione industriale nel XIX secolo coinvolgono anche la produzione in serie della ceramica e del vetro. La provenienza delle materie prime, le ricerche tecnologiche, il miglioramento dei forni e dei combustibili, la diffusione dei prodotti finiti: tutte le tappe sono ottimizzate per razionalizzare il processo di fabbricazione, ma senza perdere di vista la qualità.

Ancora oggi, la produzione della ceramica e del vetro su scala industriale continua a cercare un equilibrio tra esigenze economiche e artistiche. Due fattori minacciano le manifatture europee: la concorrenza dei mercati dell’Estremo Oriente e l’evoluzione dell’arte della tavola. Il passaggio dal pranzo della domenica – servito su piatti di porcellana fine e in bicchieri di cristallo – al vassoio della cena consumata davanti alla televisione non è privo di conseguenze!

In Svizzera, la manifattura di porcellana di Langenthal (1906) e le cristallerie di Saint-Prex (1911) sono emblematiche degli sconvolgimenti che interessano le arti della tavola nella seconda metà del XX secolo. L’evoluzione della storia è spesso inesorabile: Langenthal è stata delocalizzata in Repubblica Ceca e Saint-Prex ha rinunciato alla sua produzione artistica limitandosi a barattoli e bottiglie industriali.

Creazione contemporanea… e senza barriere

A lungo considerata artigianato al servizio di una produzione votata essenzialmente all’utilità, la ceramica cambia status nel corso del XX secolo. Diverse correnti artistiche, in Europa e negli Stati Uniti, mirano a considerare la ceramica come un’arte a tutti gli effetti. Il savoir-faire passa temporaneamente in secondo piano a favore della libertà di espressione. Artisti non ceramisti, come Lucio Fontana o Pablo Picasso, fanno proprio questo materiale dal potenziale infinito; le discipline artistiche si mescolano abbattendo le barriere.

A partire dagli anni Ottanta, il Musée Ariana adotta una posizione decisa, sostenendo il vasto campo dell’espressione contemporanea della ceramica e del vetro. Sviluppa stretti legami con artisti/e, scuole, galleristi/e, collezionisti/e, organizza esposizioni, cura pubblicazioni e arricchisce regolarmente le sue collezioni in questo ambito.

Nel XXI secolo, gli artisti e le artiste che vivono in Svizzera sono testimoni di una dinamica pluralista e la posterità è stimolata da tre centri di formazione professionale a Ginevra, Vevey e Berna/Bienne: un vero e proprio record per un piccolo Paese!

Vetro e vetrate, un soffio virtuoso

Il vetro è una materia magica, come una bolla di sapone: da un miscuglio di sabbia, soda e calce scaldato in un crogiolo, il mastro vetraio soffia dando forma a una materia viscosa e incandescente. Ne nascono sculture, lastre o recipienti lisci e resistenti, trasparenti e colorati, che catturano la luce.

L’evoluzione di quest’arte del fuoco in Europa, dal Rinascimento all’epoca contemporanea, dà vita a un ventaglio di tecniche pressoché infinito e a un savoir-faire esaltato dal virtuosismo: vetro cangiante circondato di piombo, che orna le vetrate delle chiese, vetro inciso e filigranato dagli artigiani dell’isola di Murano, vetro dipinto con smalti policromi a Flühli nel cantone di Lucerna, vetro colorato con strati sovrapposti dei maestri dell’Art Nouveau o vetro contemporaneo che reinterpreta tutte le tecniche.

Esposto sulle nostre tavole, integrato nell’architettura o eretto in scultura, il vetro accompagna e sublima la nostra quotidianità.

L’Ariana e l’arte frutto di spoliazioni

La problematica dell’arte frutto di spoliazioni durante il periodo del Nazionalsocialismo (1933-1945) interessa molti musei. Il Musée Ariana ha condotto ricerche per identificare e documentare le opere che potrebbero rientrare in questa categoria.

È spesso difficile risalire esattamente alla storia degli oggetti nel settore delle arti applicate antiche. Di fatto, le opere (ad esempio le statuine in porcellana di Meissen) spesso non sono pezzi unici: solo la decorazione consente di identificarle formalmente, un compito impossibile in mancanza di fotografie. Inoltre, la ceramica e il vetro sono ambiti toccati solo molto marginalmente dalla questione delle spoliazioni, che riguarda principalmente la sfera delle belle arti.

Sottolineiamo infine che, per la nostra istituzione, i beni sottratti dai nazisti con la spoliazione non sono la sola problematica legata alla provenienza delle collezioni. L’eventuale possesso indebito di oggetti, in particolare in occasione di scavi di luoghi di produzione o di utilizzo, deve essere verificato attentamente. Pertanto, l’accettazione di nuove opere nella nostra collezione è oggi sottoposta a una procedura di acquisizione molto rigorosa.